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Bibliografia tesi di laurea

Bibliografia tesi di laurea

La bibliografia della tesi di laurea è una parte molto importante dell’elaborato. Molti componenti della commissione avranno modo infatti di dare solo un’occhiata alla tesi: guarderanno l’indice, leggeranno l’introduzione e le conclusioni, verificheranno la correttezza dell’impaginazione e sicuramente guarderanno con attenzione la bibliografia.

La bibliografia della tesi di laurea, oltre a essere un necessario strumento per permettere al lettore di consultare i testi citati, presente in qualsiasi pubblicazione scientifica, rappresenta il modo in cui il candidato si è saputo relazionare con i testi già esistenti e in che modo ha “dialogato” con gli studi antecedenti al suo. Uno degli errori più frequenti in merito, infatti, è ritenere di aver svolto un lavoro tanto innovativo (magari perché effettivamente si è toccato un aspetto di un argomento poco approfondito) da non necessitare citazioni di altri testi e una bibliografia curata.

Siccome ogni lavoro deve partire dallo studio di testi e pubblicazioni precedenti (anche quello che suppone di essere incredibilmente innovativo) si stenderà dapprima una bibliografia provvisoria, che servirà anche come appoggio alla scaletta del proprio lavoro; in seguito si aggiungeranno via via i testi consultati, fino a stendere la bibliografia finale che deve comprendere tutti i testi menzionati, non solo quelli per cui si è citato un passo o una frase, ma anche quelli semplicemente nominati.
Per quanto riguarda le norme redazionali della bibliografia, è bene ricordare che molte università forniscono ai propri laureandi indicazioni precise circa il carattere, l’interlinea, i margini e il modo in cui citare i testi in bibliografia. Sicuramente i testi saranno da menzionare in ordine alfabetico con cognome e nome (anche solo puntato) dell’autore, titolo, casa editrice e anno di pubblicazione (ad esempio, FOUCAULT M., Scritti letterari, Feltrinelli, Milano 2010).

In alcune facoltà, ad esempio in quella di lettere, si richiede di dividere la bibliografia in primaria, riguardante cioè i testi sui quali si lavora (se ad esempio si fa lo studio dei romanzi giovanili di un autore questi saranno messi nella bibliografia primaria) e secondaria, che concerne le pubblicazioni che hanno trattato lo stesso argomento.

Infine, sarà necessario, inserire anche una sitografia, l’elenco cioè dei siti Internet consultati, indicando in ordine alfabetico la url, cioè l’indirizzo, di ciascuno di essi, meglio se senza l’http:// iniziale (ad esempio: doppiozero.com; finzionimagazine.it). In questo caso bisognerà citare principalmente i siti che hanno costituito una vera e propria fonte di ricerca, come le riviste online o quelli che riportano pubblicazioni cartacee specialistiche, soprattutto estere, altrimenti introvabili (basti pensare al celeberrimo JSTOR), mentre non è necessario citare le enciclopedie online sulle quali, magari, si sono solo verificate nozioni quali date e nomi o altre informazioni elementari. Anzi, nel caso di enciclopedie o siti gestiti da utenti comuni, può essere controproducente visto lo scarso prestigio di cui godono in ambito accademico.
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